I miti e le leggende sulla sessualità nell’antica Roma si sprecano: leggendo Catullo o Marziale, scrittori romani, subito ci si rende conto di quanto il sesso avesse un ruolo prioritario nella società imperiale.Donne e uomini amavano il sesso così come noi e le parole d’amore che scaturivano tra gli innamorati erano spesso sorprendentemente moderne. La vera differenza con i nostri giorni è data dalle leggi morali dell’epoca che imponevano ai romani, seppur notevolmente disinibiti, alcune piccole restrizioni. Ecco alcune curiosità sull’argomento. 

Il bacio

Il bacio, approccio sessuale per eccellenza fin dai tempi dell’antica Roma, era di diversi tipi. Il SAVIUM, odierno ‘bacio alla francese’, era il bacio più passionale, che precedeva l’atto. L’OSCULUM, invece, era un tipo di bacio più moderato, sempre dato sulla bocca, utilizzato per i convenevoli o per un approccio più velato. Questa tipologia di bacio veniva spesso utilizzata dai mariti per scoprire se la propria donna aveva bevuto: a quel tempo era considerato disdicevole ed anticamera del tradimento. Fu addirittura varata una legge, lo IUS OSCULI, che vietava categoricamente alle donne sposate di avvicinarsi a qualunque tipo di bevanda alcolica. Sappiamo ad esempio, grazie alle parole di Valerio Massimo, storico romano, che la moglie del cavaliere Egnazio Mecenio fu bastonata a morte come punizione.

Strani divieti

Tenersi mano nella mano era rigidamente vietato nell’Antica Roma. Solo il giorno del matrimonio ai novelli sposi era consentito farlo, dirigendosi verso l’altare. Anche il bacio in pubblico era mal visto e reputato disdicevole, sinonimo di poca raffinatezza e pudore. Nel privato, invece, era consentito più o meno tutto. Numerose erano infatti le orge o gli incontri di gruppo, anche tra uomini e donne di differenti ranghi sociali.

Tabù

Erano molti i tabù nella società romana riguardanti il sesso. Se è vero che non si distingueva tra rapporti omosessuali od eterosessuali, era invece fortemente discriminante essere la parte attiva o passiva. Mentre quest’ultima era in genere affidata alla donna (seppure i romani ben conoscessero la posizione con la donna a cavallo dell’uomo, definita Mulier equitan – letteralmente donna a cavallo) quella attiva era in genere affidata all’uomo. Ciò però non vietava di conseguenza che un uomo potesse possederne un altro, ovviamente di rango inferiore. Il rapporto omosessuale era fortemente promosso ed in voga: l’uomo aveva l’opportunità di dimostrare il proprio dominio. Disdicevole era ovviamente il rapporto omosessuale tra uomini dello stesso rango, anche se a pagare e essere punita era la parte passiva e non quella attiva. Un’ulteriore curiosità infine riguardante i preliminari: pare che l’uomo non potesse praticare sesso orale alla propria donna, poiché invece che ricevere piacere lo avrebbe dato.

La prima volta

Per gli uomini era considerato vergognoso presentarsi al matrimonio senza aver mai fatto sesso, ma per le donne valeva il dovere contrario. Esse erano infatti tenute ad arrivare vergini al matrimonio per ovvi problemi di natura dinastica ed economica. Spesso erano i padri a portare i propri ragazzi nei lupanari, i bordelli dell’antica Roma, mentre le donne erano sorvegliate a vista quando uscivano di casa. Il superamento della pubertà per gli adolescenti consisteva inoltre in un rito di passaggio con l’abbandono della “toga Praetexta“ e l’avviamento alle opere sessuali.

Il matrimonio

Più che scelta di passione e amore, il matrimonio per le donne romane era un obbligo. Costrette a sposarsi in un’età molto giovane (anche dai 12 ai 14 anni) le donne dovevano contrarre matrimonio sopratutto per il benessere e la prosperità dalla propria Gens (famiglia). Il sesso all’interno del matrimonio era considerato quasi esclusivo ai fine della semplice riproduzione, per i momenti di passione esistevano i lupanari (per gli uomini ovviamente). Lucio Elio Vero, nominato co-imperatore e successore da Marco Aurelio, rispose così alla moglie che lo accusava di intrattenersi in rapporti extraconiugali: “lasciami sfogare con altre le mie voglie, perchè moglie è sinonimo di dignità e non di piacere

Il divorzio

Anche in età imperiale era possibile divorziare. Paradossalmente era così facile che ci si lamentò in epoca romana di avere più divorzi che morti (considerando l’altà mortalità ci da una misura del fenomeno). Il divorzio non richiedeva l’intervento di alcun istituto giuridico: bastava la semplice volontà dei coniugi. Solo in caso di separazione non consensuale si doveva ricorrere al giudice, che spesso favoriva gli uomini negli accordi. La stessa parola utilizzata dai romani per descrivere il divorzio è emblematica. Deriva infatti dal termine “divertere” ovvero separare.